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    Intervista a Matteo Lucca


    Matteo Lucca è nato a Forlì nel 1980 e si è laureato all'Accademia di Belle Arti di Bologna. La sua ricerca artistica si esprime attraverso l’uso di diversi materiali, ma negli ultimi anni si è concentrato molto su sculture modellate con il pane. Matteo Lucca ha al suo attivo una lunga serie di mostre personali e collettive in Italia.

    Intervista a Matteo Lucca

    Intervista a Matteo Lucca:

    Artmood: 
    Da dove nasce il tuo amore per l’arte?

    Matteo Lucca: è stato un processo che ho coltivato fin da piccolo, nasce da un naturale bisogno espressivo col quale sono cresciuto e di cui ho fatto esperienza nel tempo attraverso diversi linguaggi sia col visivo sia del corpo.  

    Artmood: Nelle tue ultime opere il pane è  il materiale predominante. C'è un motivo particolare?

    Matteo Lucca: l’uso del pane nasce da una riflessione sul darsi e sul come poter essere di nutrimento per l’altro.Il percorso che mi ha portato a questo nasce ispirato una meditazione del Buddismo Tibetano nel quale si fa offerta del corpo per superare il proprio ego, ripercorrendo e reinterpretandone le immagini ed i simboli secondo quello che è il mio vissuto personale e culturale.
    All’origine è stato calarsi in prima persona traducendo il mio corpo in pane con l’intento di darlo come opera da consumare da animali e persone o lasciandolo in natura. Col tempo mi sono accorto di quanto questo spunto tematico fosse solo una parte di un disegno più ampio. Il tema del corpo è per me centrale nella mia ricerca e questo si esprime attraverso il materiale che diventa veicolo di significati.
    La materia veicola il senso della forma, perciò il pane, quando prende forma di corpo racconta l’uomo attraverso i suoi simboli e significati, la sua storia sua la cultura. Il corpo si racconta attraverso la materia e in questa fusione generano qualcosa di altro: così il pane non è solo cibo ed il corpo non è solo un corpo. Nel loro insieme emerge uno sguardo che parla della natura umana, dell’esistenza complessa che attraversa il corpo nel suo essere spirituale e materiale, sacro e profano.

    Artmood: Com'è il tuo approccio creativo?

    Matteo Lucca: ad oggi le parole chiave del mio approccio sono: affidarsi ed inciampo. quello che mi interessa ora è innescare la miccia di un processo potenzialmente autonomo nel quale in parte affidarmi ed essere osservatore di ciò che accade. L’affidarsi è anche nell’accogliere l’inciampo, l’inaspettato e fare tesoro di questa cosa come valore centrale dell’opera e come luogo di osservazione e comprensione.
    Durante il processo il mio ruolo è quello di assecondare il naturale dispiegarsi degli eventi coi quali sono in dialogo. A livelli diversi il mio compito è quello di creare il territorio adatto e predisporre le condizioni.
    Nel caso delle opere in pane si tratta per esempio di disporre il pane negli stampi e seguire la cottura, ma quello che accade mentre l’opera lievita e cuoce non dipende più da me. 

    Artmood: Puoi citare un artista, un'opera o una serie di progetti artistici che ti hanno particolarmente influenzato/ispirato nel tuo lavoro di artista?

    Matteo Lucca: l’artista che in qualche modo ha determinato una svolta sul mio approccio è Antony Gormley. Inizialmente per il fatto che le sue figure nascano da calchi dal vivo e come queste spogliate della loro caratterizzazione diventino dei simulacri, figure archetipiche volte a dialogare con lo spazio e al tempo stesso con un loro vuoto e spazio interiore. In questo le mie opere in pane sono ben diverse ma devo dire che sono stato molto ispirato da lui. 
    Altri sono Giuseppe Penone per il suo rapporto con la materia povera ed il senso del gesto (il suo intervento). nella mia top ten metterei Giacometti, Marc Quinn, Kounellis, Joseph Beuys…in generale mi sento affascinato dagli artisti che mettono in campo il rapporto diretto col corpo ed il materiale. 

    Artmood: Qual è il miglior consiglio che hai ricevuto da artista? 

    Matteo Lucca: a volte le frasi più semplici sono le più efficaci, ma funzionano nel momento giusto. Ai tempi dell’accademia Davide Rivalta mi disse “Vai dritto” ed Emanuele Giannetti ripeteva spesso “eh che ci vuole” (come per sottolineare il fatto che ogni cosa era semplice da fare) a quei tempi furono  per me un acceleratore rispetto alla mia motivazione. Queste parole me le porto ancora dentro. Ci sono tanti altri momenti in cui emergono consigli e fanno parte di un normale scambio che si ha con amici e colleghi artisti; ma la natura di quegli scambi è distribuita nel tempo e con diversi livelli di profondità tale per cui non si può parlare di consigli, piuttosto ci si coltiva a vicenda e le cose emergono da un flusso continuo. Dovrei parlare di scambi di vita. 

    Artmood: Quali sono i tuoi progetti futuri? A che cosa stai lavorando in questo momento?

    Matteo Lucca: continuare ad indagare sul tema del pane. Approfondire alcune cose legate al rapporto con la terra soprattutto in una dimensione performativa utilizzando il corpo ed il gesto. ultimamente mi sta interessando un approccio partecipativo col quale realizzare le opere.







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